Le chiese decorate con "bacini"
Il caso pisano diviene rilevante se prendiamo in considerazione il numero dei "bacini" superstiti. D'altra parte, il passaggio da Pisa è prevedibile anche
per molte delle ceramiche importate usate nel resto della regione.
Gli esemplari di area pisana, inoltre, quasi tutti rimossi e restaurati, sono quelli documentati meglio, e si può quindi partire da questi per
stabilire le peculiarità dei prodotti individuati. La presente rassegna, in ogni modo, è impostata sui "bacini" rimossi dalle chiese di Pisa, che hanno
costituito il punto di partenza delle nostre ricerche. Lo scopo fondamentale è quello di rendere disponibili, insieme con alcuni aggiornamenti, le fotografie a
colori di tutte le chiese e gli esemplari, dopo che è fallito il programma della Soprintendenza Pisana, di mettere in rete la collezione di questi "bacini" nel
Museo Nazionale di San Matteo, che comprendeva anche un importante lavoro di revisione dei dati su tutti i monumenti con la decorazione in questione.
Tenendo conto di quanto già detto, in merito alla ricomposizione delle "stratigrafie ideali", possiamo sinteticamente riassumere la presenza in città di apporti
differenziati nei differenti momenti. Apporti che segnalano anche i contatti o forse meglio la frequentazione privilegiata dei marinai pisani di un numero ingente
di porti del Mediterraneo. Insieme ai marinai di Pisa potevano viaggiare sulle medesime imbarcazioni anche cittadini di città vicine, molto spesso identificati essi
pure come pisani. Pisa era infatti la città egemone, fornita dei suoi ben noti importanti scali portuali. Come già detto, sulla base della stratigrafia possiamo
ricostruire il momento nel quale fu edificata la specifica muratura decorata e capire quindi il momento in cui gruppi specifici di ceramiche
arrivarono in città e furono impiegati, oltre che nelle case, per ornare una o più strutture, edificate in modo evidente nel medesimo lasso di tempo.